ALLA RICERCA DEL “TRÒNERE” PERDUTO

Lo si potrebbe definire un evento, ma in questo caso il termine sarebbe riduttivo. Piuttosto si dovrebbe parlare di uno scavo archeologico, finalizzato alla riscoperta delle ataviche consuetudini alimentari del territorio. Il tutto si è svolto domenica 16 marzo, con la complicità della splendida cornice della Chiusa di Chietri, in agro di Alberobello, e per lodevole iniziativa del Rotary Club. In particolare del Rotary di Putignano e del suo presidente, Michele Longo, in collaborazione con The world fellowship of rotarian gourmet. Ma soprattutto grazie all’assiduo lavoro di ricerca e alle capacità organizzative di due infaticabili signore, Lucia Valentini e Angela Alberotanza, che hanno voluto raccontare ai numerosissimi ospiti le origini di un piatto tipico di Turi: sua maestà il “Trònere”. Ovvero una preziosa rarità che soltanto la trasmissione dello storico sapere gastronomico può salvare dall’oblio, e che consiste in un robusto involtino di carne di manzo farcito, cotto nel forno e condito con una notevole quantità di cipolla (una sorta di genovese) e con il peperoncino.

Il nome vuole forse evocare la forza dei sapori, un rombo di tuono appunto, e i suoi remoti natali hanno avuto luogo in un’umile cantina (un’antenata delle odierne enoteche con cucina), proprio a Turi. Si tratta dunque di un’antica ricetta, brillantemente riprodotta per l’occasione dal titolato chef Pierluca Ardito, che prima della degustazione ha illustrato ai presenti le diverse fasi della preparazione. Una degustazione comunque allargata anche ad altre caratteristiche pietanze della tradizione pugliese. Tra le polpette di pane al sugo, e la frittata di carciofi; tra il purè di fave con le cicorie e la cipolla fritta, e la parmigiana di melanzane. E poi la significativa e gioiosa esperienza conviviale si è conclusa con una magnifica torta.